iwasnesos

semplici pensieri confusi scritti di notte

Guatarsi

Lo ricorderò il sorriso di quegli occhi che per la prima volta dopo tempo mi ha guardato, nel pretendere un noi che mi spaventa. Riprendo a fissare i dettagli di te che incuriosiscono il mio stare a lungo a immaginarti, di nascosto. Sento che lo fai anche tu e sono sicuro di sbagliarmi. Un contrappunto di silenziosi fotogrammi d’illusione. Eppure quello sguardo è stato doppio, ricambiato e imbarazzato io ho creduto di aver torto. Ti osservo da lontano e ho paura di ingannarmi del mio stesso errore. Guardami ancora.

I will always love you

Per sempre, per sempre. Sono sempre che durano istanti eterni. Di felicità e di dolore. È il dolore che consacra l’eternità di un sentimento. Consegnandolo alla nostalgia, perché lo protegga. Lo difenda dal tempo e lo infili a tradimento nei sogni di notti fredde. L’appetito d’amore si protende al futuro nel desiderio di ciò che non si può avere. La via facile all’eternità, quella dell’amore impossibile. Rimane sospeso tra il sogno e la memoria, senza tempo.

Distillati dalla vita rimangono quei soli pochi segni che ti hanno cambiato. Gli altri, dimenticati. I per sempre traditi.  Mentre pochi si conficcano al cuore. Portatore sano di amore, sai che quelli ti tradiranno. Sai che saranno acqua salata e disillusioni pericolose. Sai che continuerai a coltivare per sempre che appassiranno, per sempre. Mentre alcuni metteranno radici che a sforzo spaccheranno il corpo mortale. Liberato, per sempre.

I was Nesos _ Nesos is Back

“Il passato non passa, ragazza, è una menzogna: il tempo non avanza, il tempo è un turbine di vento burrascoso che gira nello stesso posto.” Estevez

 

Es.tratto_La voce fuori dal coro.

"Andare da loro gli piaceva. Anche se ancora preferiva evitare di incontrare Manuel. Non che avesse qualcosa contro di lui; solo non sarebbe riuscito a parlare di suo padre. Certo, aveva sempre saputo che Mattia non era felice, quando con lo sguardo perso cercava dietro a tutto ciò che guardava uno scampo, una soluzione. Ora capiva che aveva finalmente riacquistato la vista, mentre il loro rapporto padre-figlio si alimentava di pochi momenti di strabica intesa, che non erano cambiati.

            Inseguendo Ciurlionis per acciuffarlo rideva e inciampava nel disordine della serata prima. Andrea era speciale, sfiorava le vite degli altri e distribuiva sorrisi discreti, sinceri. L’equilibrio in cui stava sospeso sembrava promettere momenti di abbandono cerebrale, di silenzi riparati in cui attraccare le scialuppe di pensieri scomposti. Ragazzo troppo cerebrale, Ale aveva bisogno dell’affetto di chi gli stava intorno. Ma nessuno sembrava più capace di risolvere un’amicizia semplice in abbracci densi. Si perdeva nell’illusione di rapporti intensi che svanivano nella nebbia della consuetudine; e si ostinava a tentare. Non capiva più se quei prodotti emozionali di consumo che gli vendevan come amici o ragazzine potevano capire veramente un sentimento a caso.  Gli bastava qualcuno a cui parlare, ma ancor di più cercava qualcuno da ascoltare. Una spalla sulla quale riposare il cuore.

Ma mentre inciampava su quella bottiglia di Martini non si ricordava della solitudine; e cadendo sul povero felino si ritrovò le unghie affilate conficcate nel braccio destro. Sanguinando, sorrideva."

Tentativo approssimativo di rendere corale davvero un romanzo corale per forma. Il merito e la colpa, per chi volesse leggere il resto, sono suoi:

http://andrejiviberausen.splinder.com/.

To My Little Miss Sunshine

Quante parole nei tuoi sguardi silenziosi e nei sorrisi complici. Nei sorrisi accennati. Negli sguardi rubati. Quante incomprensioni nelle lontananze, negli irrinunciabili momenti d’autoisolamento. ..pericolosi. Quante domande il vento porta via. Mentre chiediamo le risposte al mare. Mare mare.. Mentre la verità va alla deriva, come un pallone lanciato da ragazzi che giocano tra loro, la sera.  Nuotare non servirà.
Così ci sediamo sul bagnasciuga e lo lasciamo andare, lontano, insieme.

Il mare d'inverno/2

Il mare d’inverno/2

Mancanze. Circuiti di assenze. Letterali e fenomeniche. Rincorse in cerchio. Ricordi per frammenti. Pezzi di vita galleggiano, affondano, riemergono. Maree. Maree di memoria. Nella lontananza di spazio e tempo, cortocircuito ment.ale di sensi. Riflessioni sulla battigia. Di là del mare, di là del mare. Mancanza.

"Passerà il freddo e la spiaggia lentamente si colorerà,
la radio, i giornali e una musica banale si diffonderà,
nuove avventure, discoteche illuminate piene di bugie
ma verso sera uno strano concerto e un ombrellone che rimane aperto
mi tuffo perplesso in momenti vissuti di già..

Mare mare.. qui non viene mai nessuno a trascinarmi via,
qui non viene mai nessuno a farci compagnia
Mare mare.. io non ti posso guardare così perchè
questo vento agita anche me
.."

Il mare d'inverno/1

Il mare d’inverno

Nel tempo e nello spazio. Nella mente e nel pensiero. Il mare d’inverno è una sospensione irreale, alienazione volontaria verso una meditazione che è assenza di ragione. Un’assenza così densa di pensiero, di sentimento della realtà. Sentimento.. Lasciar sentire alla mente, senza il filtro di una ragione qualunque, quest’aria salmastra, questo vento freddo e i capelli impastati. Nessun’ombra impressa nella sabbia, solo orme profonde, che il mare si affretta  a cancellare. Come i pensieri inopportuni che cercano soluzioni. Non ci servono soluzioni. Nel silenzio risuona tra un’onda infranta e l’altra qualche semplicità di cuore. E’ sufficiente, perchè tra poco sia di nuovo primavera.

 

Myself_Work in progress

Work in progress.

"La complessità delle cose infittisce, – disse Bernard – qui a scuola, dove l’agitazione e la pressione della vita sono estreme e l’eccitazione del vivere puro e semplice si fa di giorno in giorno più incalzante. Di ora in ora si scopre qualcosa di nuovo nella cesta dei regali. Che cosa sono io? mi chiedo. Questo? No, sono quello. Specialmente ora che ho abbandonato la stanza e la gente che parla, e le lastre di pietra rimbombano sotto i miei passi solitari, e vedo la luna che sorge sublime, indifferente, sull’antica cappella – ora diventa chiaro che io non sono nè uno nè semplice, ma molti e complesso. In pubblico Bernard trabocca di vita, in privato è tutto un segreto. Questo non lo capiscono, anche se non c’è dubbio che adesso staranno parlando di me e diranno che sono sfuggente, evasivo. Non capiscono che devo attraversare diversi strati devo calcolare le entrate e le uscite di parecchi uomini che alternativamente recitano la parte di Bernard. Sono sensibile alle circostanze in modo anormale."

Virginia Woolf, Le Onde

Istànbul/1

Tacsi

Istànbul. Pronuncio il tuo nome lentamente, riempiendomi delle sue mistiche eco. Mi lascio avvolgere dai tuoi contrasti, dai tuoi bianchi e neri. Sta calando il sole, infuoca queste pietre, sole d’oriente che va a morire insieme a Europa, infuoca queste colline, queste colline scolpite dall’abitare di uomini millenari, immortali. Si alzano stormi di gabbiani sopra al profilo nero della tua sensualità. Si alzano i canti per la divinità assente, la musicalità aspra della fede implorante mi sospende in un tempo sacro. Si leva il vento e mi scompiglia i capelli, freddo, gelido soffio dei mari mi travolge, porta il profumo delle stagioni, conserva l’odore del presente. Sono sopraffatto dalla geografia. Sento la terra esplodere nella concrezione mutevole della città che si protende al cielo. Vedo la modernità insinuarsi con i suoi artificiali tentacoli nelle tue viscere, minacciare le tue radici, le radici di terra e pietra, le radici d’acqua e sangue. Mi commuove l’intensità del tuo smarrimento di fronte all’identità, la tua pretesa d’irrisolta mutazione, l’entusiasmo del futuro. Istànbul.

Estate

Calafrication

"Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze d’acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato. La capisci male prima d’incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l’incontrerai; la capisci male mentre sei con lei; e poi vai a casa, parli con qualcun altro dell’incontro, e scopri ancora una volta di aver travisato. Poiché la stessa cosa capita, in genere, anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è, veramente, una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l’intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati. "

P. Roth, Pastorale americana

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